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Nel 2026 ho scoperto di avere una PEC che non sapevo di avere.
Me l'aveva assegnata d'ufficio la Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Su quell'indirizzo mi aveva notificato un avviso di sanzione per non averle comunicato la mia PEC.
Ho la PEC dal 2015, un dettaglio non secondario: la notifica avrebbe dovuto arrivare via raccomandata. Se mi viene attribuita d'ufficio una PEC della cui esistenza non sono a conoscenza, non posso ricevere comunicazioni su quell'indirizzo. È un principio elementare, prima ancora che una norma.
Dopo aver fatto rettificare i dati (35€), ieri ho ricevuto un nuovo avviso: 60€ da pagare con F23, più 10€ di notifica via PagoPA. Il PagoPA: pagato in trenta secondi dal telefono. L'F23: altra storia.
Home banking: modulo non supportato. Sito Agenzia delle Entrate: pratica non trovata. Filiale Banca Intesa Sanpaolo dove ho il conto: solo casse automatiche, nessuno sportello presidiato — il pagamento non era eseguibile. Altre due banche: non correntista, operazione rifiutata. Poste Italiane di Cusano Milanino: sistemi completamente down, nessun servizio disponibile.
Al quinto tentativo — Poste Italiane di Cinisello Balsamo — il servizio PagoPA non funzionava, ma per fortuna il bancomat sì: l’operatore ha eseguito manualmente il pagamento dell’F23, dopo essere andato nel retro a recuperare la modulistica cartacea. Non capita spesso.
C’è un’ironia in tutto questo: le banche si sono modernizzate eliminando gli sportelli presidiati, ma non hanno esteso la gestione digitale a tutte le forme di pagamento con cui i loro correntisti devono fare i conti. L’ottimizzazione è stata interna; il problema è rimasto esterno.
Da un lato un ente pubblico che emette sanzioni ma non riesce a incassarle online. Dall’altro un sistema bancario che ha tolto gli sportelli senza coprire i casi che quegli sportelli gestivano. Nel mezzo, il correntista che gira la città con un modulo cartaceo.
Sarebbe comodo attribuire tutto questo ai governi che si avvicendano. Ma non è così che funziona. Quello che stiamo osservando è inerzia istituzionale: le procedure si perpetuano non per inerzia passiva, ma perché chi beneficia dello status quo ha interesse a preservarlo. Le rendite di posizione sopravvivono ai cambi di governo perché sono incorporate nella struttura degli enti, non nelle scelte politiche contingenti.
Nessun governo ha mai trovato conveniente disturbare questo equilibrio. E così il cittadino gira la città con un modulo F23 che nessuno sa più dove mettere.


