Foto di Mick Haupt per Unsplash
Nel 2018 esce Behind the Curve, documentario americano sul movimento terrapiattista. Tra i protagonisti c’è una donna che ne è diventata una delle voci più riconoscibili: conduce un programma radiofonico, intervista i principali esponenti, è invitata ai convegni. A un certo punto il movimento inizia ad accusarla di essere un’agente della CIA. Le prove: la sua eccessiva compostezza, la qualità tecnica dei suoi video, persino il suo cognome, che in inglese richiama il verbo “guidare”. Nel documentario la si vede alle prese con quella accusa. E in un momento dice una cosa che vale più di qualunque confutazione esterna: se il dubbio può nascere dal nulla su di me, forse nasce dal nulla anche su tutto il resto.
Poi richiude.
Non è la particolarità di un sistema o di una teoria. È la struttura. Ogni sistema che sopravvive escludendo il dubbio dai propri fondamenti produce, crescendo, le proprie autorità, i propri profeti. E a quel punto la leva che aveva sempre puntato verso l’esterno trova bersagli interni. Non perché qualcuno la rivolga deliberatamente — ma perché una logica coerente non sa fare eccezioni.
I sistemi aperti sembrano fragili. Mettono sul tavolo gli strumenti per smontarsi. Ma è esattamente questo che li tiene in piedi: chi trova un errore lo corregge, e il sistema impara. Quelli chiusi sembrano solidi — e lo sono, verso l’esterno. Il dubbio è ammesso sui dettagli, mai sui fondamenti. Quella asimmetria ha un costo.
Il costo si manifesta quando il sistema è cresciuto abbastanza da produrre i propri profeti. Sono sistemi identitari: dottrina e leader coincidono. Quando la stessa logica che escludeva il dubbio verso l’esterno viene applicata ai propri vertici — per morte, per scandalo, per coerenza — restano due uscite. Il collasso, oppure la sostituzione. La sostituzione non è una via d’uscita: è la conferma che la vulnerabilità esiste e va gestita. Nei sistemi chiusi maturi, eliminare il proprio profeta prima che la contraddizione diventi pubblica è una funzione di sistema.
La vulnerabilità insospettata dei sistemi chiusi non è importata dall’esterno. È strutturale: nasce dalla stessa logica che li rende compatti. Non perché qualcuno li attacchi nel punto giusto — ma perché la propria logica, applicata fino in fondo, non riconosce esenzioni.


